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Giovanni Andrea Casetti, l’astronomo di Vogogna, che interrogava gli astri.

  • manomare
  • 17 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

Per la serie “I rilevanti marginali” di Oxilia et Verbanus, oggi vi parlerò di Casetti Giovanni Andrea, nato a Vogogna Ossola nel 1568.

Il Casetti fu un rinomato astronomo che insegnò a Milano, ma era anche un riconosciuto astrologo. A quel tempo, infatti, astronomia ed astrologia erano ancora considerate parte della stessa conoscenza, e spesso venivano insegnate insieme nelle università.

Nel 1603 pubblicò, presso l'editore Giacomo M. Meda., “Il presagio infallibile sopra la mutazione de’ tempi e l’Indispo­sizione dei corpi” nel quale espose le sue teorie relative all’influenza celeste e temporale sulla salute umana.

Il testo trattava argomenti astronomici, meteorologici e i loro effetti sulla salute umana, basandosi soprattutto sull’osservazione degli astri per cercare di prevedere i cambiamenti climatici e le loro conseguenze sulla salute umana, unendo la tradizione classica aristotelica con le credenze popolari e le conoscenze scientifiche dell’epoca.

Pubblicò diverse effemeridi annuali (cioè tabelle con le previsioni delle posizioni degli astri e di eventi meteorologici e astrologici) con le quali cercò anche di valutare l’influenza della peste in Ossola (con l’effemeride del 1612).

Fece inoltre numerose osservazioni astronomiche riguardanti la luna, gli studi sul calendario ecclesiastico e solare e i calcoli dell’epatta, cioè il computo astronomico del tempo, che esprime l’eccedenza di giorni dell’anno solare rispetto a quello lunare, da cui si possono ricavare i novilunî e le fasi lunari dell’anno.

Dedicò alcuni sue osservazioni, studi e ricerche anche a varie personalità che testimoniano il legame tra astronomia, fede e cultura nel tardo XVI secolo. 

Dedicò ad esempio l’effemeride dell’anno 1596 alla contessa Livia Tornielli Borromeo, rinomata poetessa, novarese di nascita ma milanese di adozione in quanto sposò Dionigi Borromeo, patrizio milanese e conte di Arona. Dedicò inoltre un manoscritto a Federico Borromeo, cardinale e arcivescovo di Milano, che fondò, nel 1607, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, dove ancora oggi il testo del Casetti si trova, inserito nel fondo denominato Fondo Trotti.

Il Casetti morì nel 1628, nel suo paese nativo.

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